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Vedi anche:

"Sogno di una notte di mezza estate"
di William Sheakespear
, 6°, 7° e 8° 2002

 

Bologna, Marzo 2003
"Hanes Taliesin"
(La storia di un Bardo)


Traduzione, adattamento testi e messa in scena di Cristina Laffi
collaborazione musicale del
M. Enzo Vacante
e con la partecipazione straordinaria di
Silvia Raule e Mario Lipparini (arpe celtiche e salterio)

 

Taliesin, il cui nome in gallese significa “Fronte Radiosa” “Radiant Brow”, emerge come una delle più enigmatiche figure nella tradizione bardica britannica e la sua storia venne tramandata oralmente, per generazioni e generazioni, e custodita dai Druidi, che dovevano impararla a memoria e meditarla per ben ventun’anni, prima di poterla rivelare.
Questo lavoro si basa su un antico manoscritto, Hanes Taliesin, rinvenuto nel sedicesimo secolo. Esso contiene, però, materiale molto più antico, risalente all’Alto MedioEvo, e pubblicato poi nella raccolta del Mabinogion. Diverse evidenze ci portano però indietro, fino al sesto secolo d.C., e più indietro ancora, nelle tradizioni mitologiche pre-cristiane di matrice celtica, così che in realtà il manoscritto ci trasporta
da una dimensione sicuramente storica
ad una più mutevole, eterna e universale: quella del mito e del mistero; le sue stesse origini si perdono nella nebbia dei tempi e non vi sono certezze assolute riguardo alle fonti. Certo è che, ancora oggi, la figura di Taliesin, Bardo dei Bardi delle Isole della Britannia, ci parla attraverso i secoli come l’archetipo del Bardo celtico, ispirato da Awen e guidato dagli Dei.
La sua immagine e la sua eredità combinano
storia e mito, rivelandosi come potente e profonda sorgente d’ispirazione.
Visitando il selvaggio Galles, percorrendo le sue brughiere e i suoi boschi, sedendo al centro dei cerchi archeologici in pietra, varcando la soglia dei ponti levatoi dei suoi innumerevoli e incantati castelli, ho potuto rendermi conto di quanto questa storia, raccontatami diversi anni or sono, sia ancora così viva.
Ho sentito dunque il desiderio di raccontarla ad altri, perché tutte le belle storie che si ha avuto la fortuna di conoscere non devono mai essere tenute solo per se stessi: questo non fa bene alle storie ed esse non lo vogliono.
E il regalo più bello è stato il poterla raccontare attraverso la voce dei miei allievi…
Maestra Cristina Laffi