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In occasione del
convegno " Nella libertà educare alla libertà"
del Gennaio 2002, grazie ad un intenso lavoro di ufficio stampa,
molti quotidiani e periodici nazionali hanno dato molto risalto
e visibilità alla scuola e alla Pedagogia Steineriana.
Ecco alcune sintesi.
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giovedì 27 gennaio
2000

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Bimbi
precoci e stressati "E' colpa della scuola"
Meeting europeo degli educatori steineriani a Bologna: un alunno
non è una macchina, basta con pagelle ed esami. "Le elementari sono
piccole università"
di Michele
Smargiassi
Bologna - Depressione. Autismo. Iperattivismo. Aumento delle allergie,
"asma triplicata negli ultimi dieci anni". Con la calma implacabile
di un pubblico ministero Joan Almon elenca le prove del delitto.
Capo d'accusa: infanzia rubata. Americana in questo caso, ma anche
italiana: "Conosco un po' il vostro sistema scolastico: potete ancora
salvare i vostri bambini, ma fate presto". Una specie di Amnesty
International per bambini, nata appena un anno fa tra Europa e usa,
Alliance for children, di cui la signora Almon è fondatrice e portavoce,
è pronta a fare anche da noi la sua battaglia contro lo stress da
educazione e contro i suoi mostri. Il primo dei quali non è più
la televisione ma il computer, seducente e pieno di lusinghe e perciò
infido: "Non fatelo usare ai bambini prima dei 16-18 anni, evitate
le scuole che lo sbandierano nel curriculum. Un bambino deve parlare
con i suoi coetanei, non con una macchina che dà risposte fredde
e meccaniche, deve giocare con un pallone, non con un mouse che
a dosi massicce rischia di produrre disabili precoci con tendini
dell'avambraccio logorati al punto da non lasciar più usare nemmeno
la matita.". Specchietto per allodole-genitori troppo ansiosi per
il futuro dei loro piccoli, il computer che invade le scuole materne
ed elementari è il simbolo stesso della "precocizzazione". Che è
il grande nemico evocato in questi giorni a Bologna tra i dibattiti,
gli spettacoli e i giochi del meeting europeo delle scuole steineriane;
quelle curiose scuole senza esami, senza programmi da rispettare,
senza "obiettivi" da raggiungere, senza libri di testo, dove al
posto dei voti i maestri scrivono racconti e poesie, dove le tabelline
si imparano danzando e il linguaggio con la musica e il disegno,
dove "dimenticare è importante quanto imparare". "Le vostre scuole
elementari, pubbliche o private è lo stesso, sono troppo intellettuali,
sono piccole università", dice bruno Sandkuhler, che dirige il Bund
delle scuole steineriane d'Europa. Curioso, per un sistema scolastico
che gode della pessima reputazione popolare di non insegnare nulla,
sentirsi tacciato di pericoloso accademismo. "Ma è proprio perché
tenta di fabbricare dei piccoli professori che la vostra scuola
fallisce". Può essere che gli steineriani drammatizzino un tantino,
per far risaltare la diversità delle loro scuole. Ma ci sarà pure
una ragione se qualcuno a consigliato persino a Silvio Berlusconi
di iscrivere i suoi figli non alle solite scuole "da ricchi" ma
proprio a una scuola Steineriana, dove oltretutto la televisione
è di fatto vietata fino ai dodici anni. Nella ricetta pedagogica,
una filosofia morale con tratti religiosi, inventata ottant'anni
fa dal controverso pensatore tedesco Rudolf Steiner, c'è forse un
antidoto alla "sindrome da marcia indietro" che gli psicologi americani
cominciano a riscontrare tra i bambini di sei, sette anni: rifiuto
della scuola, ansia, chiusura in sé stessi di fronte a un eccesso
di stimoli e di pretese, alla prevalenza del razionale sull'emotivo,
alla presunzione di quella che un pedagogista "ribelle" italiano,
Loris Malaguzzi, padre degli "asili più belli del mondo" di Reggio
Emilia, definiva "la pedagogia profetica, che sa tutto del bambino
ancor prima di averlo visto". "I compiti delle vacanze, che errore":
Thomas Homberger, maestro steineriano di Zurigo, un signore esuberante
ed entusiasta, scuote la testa pensando a questa "mania italiana":
una passeggiata nel bosco, ma anche nel giardinetto sotto casa,
è mille volte più utile ed emozionante per un bambino, se avete
la pazienza di aspettare che passi un uccellino o uno scoiattolo".
"Ero il primo della classe, avevo 10 in matematica", racconta Fabio
Fantuzzi, genitore bolognese di bambini "steineriani", "ma solo
da adulto ho capito che non conta quello che hai imparato, e che
trent'anni dopo magari non è più attuale, ma conta come l'hai imparato".
L'antidoto, allora, sarebbe una scuola senza studio, senza sforzo,
una scuola-terapia? E che adulti ne usciranno? "Agli esami di Stato
i nostri ragazzi ottengono risultati anche migliori di quelli delle
altre scuole", ribattono un po' piccati gli steineriani. "Perché
non hanno perso l'entusiasmo", insiste Homberger. Ma non c'è salvezza
solo nelle scuole anti-stress, e gli steineriani, nel momento in
cui puntano a rilanciare il movimento in Italia, fanno di tutto
per non apparire integralisti: "Non vogliamo chiuderci in una riserva",
assicura Antonio Masci a nome del movimento. Anche la scuola tradizionale
in fondo non è l'inferno, se i genitori sanno correggere i suoi
difetti: "Se vostro figlio odia la scuola, aiutatelo a farsi un
hobby", è un consiglio steineriano di Homberger esportabile ovunque,
"e non giudicate quell'hobby, forse anche il più "inutile": a lui
servirà per ritrovare entusiasmo e fiducia nelle sue capacitò di
crescere". Ma attenti, perché il cattivo maestro computer sa vendersi
benissimo anche come passatempo. Uccellini e scoiattoli hanno un
rivale quasi invincibile.
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4 febbraio 2000
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di
Federica Lamberti Zanardi
"Esistono soltanto tre modi efficaci per educare: con la paura, con
l'ambizione, con l'amore: noi rinunciamo ai primi due". Rudolf Steiner,
filosofo e pensatore austriaco dei primi del Novecento sintetizzava
così la filosofia peda-gogica alla base della scuole a lui ispi-rate.
Lo sviluppo armonico del pensare, del sentire e del volere è l'elemento
ba-se ditale pedagogia. In Italia le Wal-dorf sono conosciute come
le scuole dei figli di Berlusconi che effettivamente frequentano l'istituto
steineriano di Mi-lano. Ma le scuole Waldorf tutto sono meno che dei
luoghi per "ricchi" (la retta mensile non supera le 5OOmila lire).
Anzi, la prima fu fondata da Steiner nel 1919 a Stoccarda per i figli
degli operai della fabbrica Waldorf-Astoria. Da al-lora il metodo
si è diffuso tanto che og-gi esistono 800 scuole Waldorf nel mondo
delle quali 600 nella sola Europa (30 in Italia). In queste scuole
i bambini sono educati attraverso l'arte. La fi-gura del maestro è
fondamentale. È, infatti, lui che considerando l'educazione anche
come autoeducazione svilupperà nel bambino un pensiero libero da pre-giudizi.
E assistendo ad una lezione del maestro Tonino a "Il giardino dei
cedri" la scuola steineriana di Roma, ci si ac-corge subito del rapporto
fortissimo fra la figura carismatica dell'insegnante ed i suoi allievi.
Sono le nove, la lezione comincia con la declamazione di una poe-sia
di Pascoli ed una preghiera a San Francesco. Questo serve a creare
un'abitudine che sia un ponte fra le va-rie giornate scolastiche.
Il maestro reci-ta e accompagna le parole con i gesti delle mani.
I bambini io seguono in mo-do ritmato e coinvolto. Poi è la volta
delle tabelline: con due bastoncini di le-gno in mano gli scolari
scandiscono i numeri muovendo tutto il corpo. "L'esperienza del numero,
dell'astra-zione matematica deve passare attraver-so il corpo perché
il bambino a questa età (siamo in una terza) deve "sentire" la conoscenza
e non solo "pensarla", spiega la maestra Carla, una delle fon-datrici
della scuola. "Ecco perché nelle scuole steineriane si educa attraverso
l'arte. Il bambino, infatti, raggiunge il pensiero astratto verso
i 14 anni". Stei-ner divide lo sviluppo dell'uomo in tre età ognuna
di sette anni. Nel primo settennio il bambino impegna tutte le sue
energie nello sviluppo del corpo fisico. Solo quando avrà cominciato
la secon-da dentizione il bambino è pronto ad af-frontare la scuola
elementare. Ecco per-ché nelle scuole Waldorf si comincia a frequentare
fra sei e i sette anni. Il ci-clo va dalla prima all'ottava. In questi
anni il maestro è sempre lo stesso. Le materie sono divise in "epoche"
(la materia principale per una, due settimane) poi si svolgono altre
attività. La valuta-zione viene data a fine anno, ma non è un voto
o un giudizio, ma la descrizione di come il maestro ha "visto" in
quell'anno l'evoluzione del suo alunno. |
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giovedì 27 gennaio
2000
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Bologna,
convegno sul metodo del filosofo austriaco:
800 centri nel mondo all'insegna di musica, arte e libertà
Gli steineriani: "A scuola di creatività senza voti e manuali"
di Maria Teresa Veneziani
Bologna - Sui banchi di scuola flauto e pennello al posto del mouse.
Lana e uncinetto invece del calcolatore. Perché computer, tv e videogiochi
limitano lo sviluppo psicofisico dei ragazzi. E' la scuola vista
dagli steineriani che, per difendere la loro filosofia, hanno chiamato
nella galleria Lame di Bologna pedagoghi e studiosi di tutto il
mondo. Occasione, il convegno "Nella libertà educare alla libertà"
e la mostra dei lavori degli alunni delle scuole che seguono l0insegnamento
di Rudolf Steiner, il filosofo austriaco padre dell'antroposofia,
dottrina che unisce tutto lo scibile umano, dall'arte alla religione,
alla musica. Dal 1950 il sistema messo a punto da Steiner è diventato
uno dei metodi di insegnamento alternativi più noti, insieme al
Montessori. "E lo sarà sempre di più, soprattutto ora che Berlinguer
ha inserito nei programmi scolastici musica e altre arti come base
per lo sviluppo del pensiero matematico - dice Sandra Alberti, responsabile
della formazione dei docenti delle scuole steineriane - Il ministro
ha riconosciuto ciò che affermano gli studiosi delle neuroscienze,
e che nelle nostre scuole mettiamo in pratica da oltre 50 anni".
Come ha insegnato Steiner, nelle circa 800 scuole sparse nel mondo
(una quarantina in Italia dalle materne alle medie, unica eccezione
un Liceo Scientifico a Milano) non si usano libri di testo e non
si danno voti. "creano competizione annientando spirito di collaborazione
ed empatia. Un bambino non va giudicato ma aiutato a sviluppare
il suo talento", dicono i seguaci del filosofo che nel '19 accettò
di fondare la prima scuola per gli operai della fabbrica di sigarette
Waldorf, a patto che fosse aperta a ogni classe sociale. I tempi
sono cambiati ma oggi come allora in classe si punta su armonia
e creatività. E accanto ai rampolli delle famiglie Berlusconi, Bassetti,
Moratti, Cacciari, siedono figli di operai o extracomunitari. "Chi
non può pagare la retta (da 4 a 7 milioni) aiuta tinteggiando le
aule o riparando i rubinetti", spiega Alberti. Anche se al convegno
è stato ricordato che in altri paesi Europei agli istituti privati
vanno contributi statali.
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domenica 23 gennaio
2000
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A Bologna due settimane per scoprire il metodo pedagogico di Rudolf
Steiner
La scuola della libertà
Teatro, cucito e giardinaggio accanto alle materie tradizionali
di Andrea Ropa
Bologna - Tutti conoscono la storia di Peter Pan, ma pochi sanno che
ha anche un rovescio della medaglia. I bambini che crescono sotto
la spinta di diventare grandi troppo in fretta, infatti, perdono la
possibilità di fare esperienze importanti per la loro età. E la società,
con i suoi ritmi frenetici, non ha rispetto né compren-sione per le
necessità dei pic-coli: manca loro il tempo e lo spazio per essere
bambini, una lacuna che contribuirà in moda sostanziale a inibire
la loro apt6nomia creativa nel futuro. Il rimedio è mandarli alla
scuola steineriana, dove vengono formati secondo un metodo pe-dagogico
diverso da quello tra-dizionale, fondato sui principi dell'antroposofia.
Qui il bam-bino non viene considerato come un substrato passivo sul
quale imprimere nozioni ed in-formazioni, ma un essere in divenire,
ricco di capacità e ta-lenti da risvegliare. L'obietti-vo educativo
fondamentale è- quindi attuare una metodica ed una didattica che consenta-no
al singolo alunno di liberare tali capacità con il minimo di condizionamenti
e distorsioni. [...] |
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gennaio-febbraio
2000
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Educare alla libertà
E' possibile educare alla solidarietà? fare crescere nei nostri
bambini il rispetto per l'individualità altrui, accogliendo qualsiasi
diversità, nella scuola come nella vita?
Nel panorama scolastico c'è una realtà che può definirsi "pubblica"
ma non "statale": la Scuola Steineriana. Fin dalla fondazione della
prima "scuola Waldorf", nata negli anni '20 per i figli degli operai
della fabbrica Waldorf Astoria di Stoccarda, genitori e insegnanti,
ispirati dal metodo pedagogico steineriano, si sono riuniti in libere
associazioni, senza scopo di lucro, per dare vita a centinaia di scuole
in tutto il mondo. Attualmente se ne contano oltre 800, delle quali
circa la metà in Europa. Non si tratta di scuole elitarie ma, al contrario,
di scuole libere e aperte a bambini di tutte le estrazioni sociali
e di qualsiasi confessione, rivolte alle famiglie che, indipendentemente
dalla propria condizione economica, riconoscono il valore di questa
originale pedagogia. La scuola steineriana soddisfa da anni le necessità
e i desideri espressi da un sempre maggior numero di genitori: quello
di avere una scuola che sviluppi armoniosamente tutte le facoltà umane
di pensiero, sentimento e azione, che educhi i giovani ai grandi ideali,
come il senso di giustizia e di responsabilità, la fratellanza, e
ne coltivi le capacità di immedesimazione e di decisione. Un caso
tipico di coinvolgimento diretto è quello dell'Associazione per la
Pedagogia Steineriana di Bologna che sta avviando in questi giorni
i lavori di costruzione di una nuova scuola con le sole proprie forze,
ossia con il sostegno economico di genitori, insegnanti e di liberi
sottoscrittori, su di un terreno concesso in uso dal Comune. [...] |
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