Il 26 novembre prossimo, presso il Museo internazionale della Musica, alla presenza dell’autore, il maestro Stephan Ronner, verrà presentato il libro, Guida pratica all’insegnamento della musica: dalla primaria alle superiori. L’esperienza della scuola Steiner-Waldorf, testo pubblicato dall’Associazione per la pedagogia steineriana di Bologna, a cura di Vincenzo Vacante.

La pedagogia Waldorf o steineriana è un approccio educativo sviluppato nel campo dell’educazione e della cosiddetta “riforma della vita“ a partire dal 1919, su indicazione di Rudolf Steiner ( 1861-1925), filosofo, pedagogista, artista e riformista sociale austriaco. Le sue idee di riforma ancora oggi hanno un effetto forte e concreto in molti campi: infatti, oltre a quello dell‘educazione i suoi interessi hanno toccato vari ambiti, dalla medicina, all’agricoltura, fino alle arti pittoriche. Fu essenzialmente fu un impulso sociale a condurre a Stoccarda, nel 1919 alla fondazione della prima scuola steineriana, una scuola pensata per i figli degli operai della fabbrica Waldorf-Astoria: da qui la doppia denominazione Steiner-Waldorf. Attualmente le scuole che si rifanno a questa pedagogia sono diffuse in tutto il mondo, e coprono l’arco educativo che va dal pre-asilo fino ai diciotto anni.
Il maestro Ronner, il quale vive e lavora a Stoccarda, è uno dei massimi esperti mondiali di pedagogia musicale Waldorf. Dopo poco più di dieci anni torna a Bologna – nel 2005 infatti, per le edizioni Clast fu pubblicato un suo agile testo Perché insegnare musica? – una città che ha confessato di tornare molto volentieri a visitare.

In questa sua Guida pratica vengono trattati tutti gli aspetti essenziali dell’insegnamento in un percorso graduale che attraversa tutti i dodici anni scolastici, riuscendo a tracciare, lungo le 530 pagine del volume, una costruzione coerente dell’insegnamento musicale secondo le leggi dell’evoluzione del bambino e dell’adolescente.

Ma veniamo ora alle domande.

Pubblicazione importante. Come la si può intendere? Una guida molto puntuale e dettagliata o addirittura un ‘trattato’? Se è così, non suona un po‘ strana l’idea di un trattato per una pedagogia che si dichiara aperta al fluire della vita e dunque alla molteplicità dell’esperienza?
« Aprirsi al fluire della vita e alla sua molteplicità presuppone basi solide su cui muoversi e la possibilità di avvalersi di segnali guida per non perdere la strada e ritrovarsi a girare in tondo senza meta. L’eserciziario di musica va inteso come segnale guida verso molteplici strade. Immersi in una situazione in cui l’onnipresente industria culturale agisce uniformando le coscienze, abbiamo necessariamente bisogno di essere svegliati a guidati, in modo da non perdere di vista la realtà in tutta la sua molteplicità e interezza».

Si fa oggi un gran parlare della pedagogia steineriana. Qual è stato il contributo di Steiner alla filosofia ed alla pedagogia del suo tempo?
« Già un secolo fa Rudolf Steiner aveva parlato della coscienza dell’uomo e del mondo come parte di un tutto. Le situazioni di crisi ed emergenza sono sempre più numerose, nonostante il secolo delle grandi guerre sia passato; malgrado gli enormi progressi conseguiti in ambito tecnico ed economico, restano ancora aperti quesiti importanti. L’uomo si è fatto più sensibile, sempre più persone hanno aperto gli occhi e sentono che la “materia” da sola non basta: di conseguenza, per comprendere davvero la realtà vivente, serve un approccio più ampio. Rispetto ad esso Rudolf Steiner ha tracciato la via, da percorrere in quanto strumento di una coscienza moderna».

Cosa rimane oggi dell’insegnamento di Steiner?
« La sua idea dell’essere vivente, come realtà dalle molteplici sfaccettature, trova conferma nella quotidianità e continuerà a esistere, insieme alle realtà prenatale e post-mortem. La personalità unica e irripetibile di ognuno non può essere spiegata solo attraverso processi genetici e sociali, ma implica il coinvolgimento serio di altre dimensioni. A tale scopo, fondamentali risultano essere una percezione e una conoscenza esatte. Lasciare spazio alla possibilità di un prima e di un dopo, rispetto all’esistenza, è il requisito minimo per rapportarsi al vivente con una predisposizione diversa».

Quale è il ruolo della musica nella pedagogia steineriana? Essa sembra ricoprire un ruolo centrale…
«La musica che contribuisce a riequilibrare la natura umana nel quotidiano, costituisce un nutrimento vero e proprio. In tutto questo è certamente il singolo, con la sua attività e capacità, ad avere un ruolo determinante».
Quali sono, le sfide da affrontare oggi quando si insegna musica?
« Siamo perennemente a contatto con un’industria culturale che uniforma le coscienze e ci avvinghia e culla con i suoi tentacoli dall’effetto narcotizzante. Ad esempio non esiste persona che, di giorno o di notte, faccia un passo senza cellulare; siamo perennemente connessi. Detto questo, la musica dovrebbe partire da noi stessi? Un gesto pionieristico è certamente quello di diventare creatori, partendo da una condizione di consumatori passivi».

Veniamo all’occasione di questa visita a Bologna. Ci può dire se ci sono differenze sostanziali fra la realtà della scuole in Germania e quella degli altri paesi? In altri termini, quello steineriano è un modello esportabile?
« Le differenze tra le scuole Waldorf sono enormi, sia tra un paese e l’altro, sia entro i confini di uno stesso, e ciò dipende anche dal fatto che esse non seguono uno schema fisso, ma agiscono piuttosto sulla base di principi comuni. Questi principi, nella loro essenza, sono permeati da un’idea antropologica più ampia, che vede e comprende l’uomo come organismo vivente complesso. Si parte da approcci diversi e, assecondando questa comprensione nei confronti dell’uomo, si mette in pratica una pedagogia dotata di senso e si agisce tenendo conto delle prospettive per la persona, in modo che l’apprendimento lasci un segno nella sua vita».

Ritiene che ci siano margini per uno sviluppo della pedagogia, e specialmente della pedagogia musicale steineriana nel nostro Paese?
« Sono fermamente convinto che, dopo quasi un secolo di pedagogia Waldorf, siamo sempre all’inizio e che di fronte a ogni nuovo alunno, a nuove classi e nuovi anni scolastici, siamo chiamati a evolverci: ogni giorno è anche un nuovo inizio, perché la musica, nella sua vitalità, è fatta soprattutto di qui e ora, del “live”, di luce e di calore. Diversamente non sarebbe diversa da un museo didattico, uno di quelle situazioni emblematiche di cui abbiamo esempi già a sufficienza».

Stephan Ronner
Stoccarda, 19 novembre 2016

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