a cura di Giorgia Bolzonella, genitore della scuola Maria Garagnani

 

Cari genitori, eccoci ad un altro appuntamento con la rubrica che ci consente di capire qualcosa in più della meravigliosa pedagogia Steineriana.

Se narrare è un’arte, farlo rivolgendosi ai bambini è anche una grande responsabilità.

Gli insegnanti di una scuola Waldorf curano molto quest’arte,  oltre a far ricorso al linguaggio delle fiabe, alle storie tramandate dall’antica tradizione ed ai racconti mitologici che attingono a immagini archetipiche, ogni insegnante cura e cerca di sviluppare la sua arte di raccontare storie ai bambini.

A questo proposito la maestra Greta Luppi ci racconta l’esperienza presso il “mitico” Emerson College.


 

Anzitutto abbiamo chiesto alla maestra cos’è l’Emerson College?

Per me l’Emerson College è un sogno! Fondato da Francis Edmunds nel 1962 e da cinquant’anni fisicamente ubicato nell’East Sussex, a sud di Londra, è un luogo magico. Tra alberi secolari, prati perfettamente curati, orti, giardini e casette che assomigliano a quelle che immaginiamo esistere solo nelle fiabe dei fratelli Grimm o nei film di Harry Potter, vivono per pochi giorni o per mesi interi tutti coloro i quali vogliano condividere un periodo della loro vita studiando, lavorando o creando. Questa comunità educante che si ispira ai principi dell’Antroposofia organizza corsi di vario genere durante tutto l’anno ed ospita famiglie, bambini, coppie o singoli che vogliono donarsi la possibilità di lasciare la propria quotidianità per sperimentare un diverso modo di vivere e incontrarsi. Nel corso della mia vita ho desiderato spesso poterci andare e grazie al progetto Erasmus plus stavolta ho potuto realizzarlo!

I momenti di convivialità come la cena sono stati tra i più piacevoli: la cucina sfornava delizie vegane o vegetariane che appartenevano alle tradizioni di tutti i popoli del mondo e i pasti erano condivisi da tutti gli ospiti che, seduti a lunghe tavolate, raccontavano i loro dubbi, desideri, speranze e confrontavano le storie dei propri paesi: Cina, Giappone, India, USA, Canada, Messico, Cile, Italia, Spagna, Israele, Irlanda, Afganistan  erano solo alcuni dei luoghi da cui provenivamo. Durante il mio soggiorno si stavano svolgendo corsi di  goetheanismo, antroposofia, geometria sacra, storytelling e clowning. Ogni sera c’era uno spettacolo, una conferenza, un dibattito gratuiti nelle sale comuni. A disposizione degli ospiti vi era poi una biblioteca e una sala computer. Passeggiando nei dintorni si raccoglievano more e si facevano incontri inaspettati: i miei preferiti sono stati quelli con uno scoiattolo completamente bianco e un vero e proprio labirinto creato con vasetti di vetro che ospitavano lumini accesi.

Oltre che un’esperienza di aggiornamento e di acquisizione di competenze sembra essere stata un’esperienza umana e culturale arricchente.

Indubbiamente l’ambiente è molto  stimolante sotto  tanti punti di vista e il fatto che il contesto sia così variegato e multiculturale gioca un ruolo importante. Con le mie compagne di corso ho imparato a inventare storie per chi ne ha bisogno, per quelle anime affaticate e tristi, raggelate nel passato e incapaci di volare oltre, ma ho anche imparato ad aprire quello scrigno sepolto in noi che, a volte, arrugginisce dimenticato nelle profondità del nostro essere.

Il corso si intitolava “In a land Beyond” ed era rivolto a tutti coloro volessero imparare ad inventare storie che potessero aiutare, sostenere, accompagnare con la loro narrazione bambini e non più bambini in difficoltà.

Vorrei condividere con voi un po’ di questa bellezza e lasciarvi una delle storie che ho inventato in quell’occasione. Non è una storia scritta per essere pubblicata ma è una storia scritta per essere raccontata, trasformata, cambiata, adattata; è il telo colorato che in asilo  diventa mantello, abito, velo o tovaglia a seconda dell’occasione, del narratore, del piccolo a cui viene dedicata.

Ecco la mia storia nata per i bimbi che hanno paura:

Nel mezzo di una foresta verde c’era un immenso albero, sull’albero c’era un nido, nel nido c’erano tre pettirossi: il papà e la mamma pettirosso, che erano grandi per essere dei pettirossi, e il loro piccolo, piccolo uccellino:Tito. Spesso i genitori volavano via per cercare vermi succulenti, gustose bacche e semi nutrienti per il piccolo che li aspettava fino a quando il sole si nascondeva dietro le colline lontane. Quel giorno il sole era ancora alto nel cielo e Tito era solo nel suo nido, sulla cima dell’albero altissimo, nel mezzo dell’immensa foresta verde. Non era la prima volta che il piccolo uccellino si trovava solo ma non gli piaceva, anzi, a dirla tutta odiava stare solo! Ed ecco che a peggiorare le cose il  sole cominciò a scomparire dietro a spesse, immense nubi nere che riempirono tutto il vasto cielo. L’oscurità prese a crescere e diffondersi e gli animali intorno si fecero silenziosi. Gli uccelli si posarono sui rami più bassi degli alberi vicini, i conigli s’infilarono nelle loro tane sotterranee, le volpi, i lupi e persino gli orsi si nascosero tra le radici, nei cespugli del sottobosco e nelle grotte a cercare protezione, stringendosi l’un l’altro per farsi compagnia. L’aria era diventata umida e il buio profondo. Improvvisamente un tuono ruppe il silenzio con un enorme, spaventoso “BOOM” che scosse il piccolo corpo di Tito dalla piuma più alta del suo capo  fino all’ultimo artiglio delle sue zampette sottili.
“Ma se persino gli orsi sono fuggiti, come potrò fare io che sono così piccolino?” si domandò Tito nel breve silenzio che seguì. Ed ecco che un altro tuono, ancora più vicino, esplose nell’aria: “BOOOM”. Tito si schiacciò sul fondo del suo nido, aveva così paura che non riusciva più a respirare. Un terzo tuono sconquassò il mondo intorno all’albero. Era vicinissimo: “BOOOOM”.  Nel silenzio profondo che seguì Tito udì una voce sottile e acuta dire: “ Basta! Orribile, enorme, inutile rumore… Voglio dormire!”.
Ma chi stava parlando?
“La solita storia, più uno è grande e più rumore fa! A nessuno importa della pulce che vive nel nido sulla cima dell’albero nel mezzo della verde foresta!”
Tito aguzzò lo sguardo e tra i rametti, nascosto dalla piuma che la mamma aveva lasciato sul fondo del nido, vide un piccolissimo essere che gli sorrise.
“ Non è che potrei infilarmi sotto la tua ala? Dev’essere proprio comodo dormire là sotto!”
Il piccolo pettirosso era così sbalordito dalla scoperta che dimenticò tutto ciò che stava accadendo attorno: c’era un minuscolo essere nella sua casetta! Un minuscolo essere che litigava con il grande rumore del cielo e non ne aveva paura!
Tito e la pulce presero a chiacchierare e il temporale passò. Nessuno dei due se ne accorse. Solo quando da lontano Tito udì il richiamo della mamma smise di parlare, era ora di cena.
La pulce e il pettirosso si salutarono promettendosi di ritrovarsi l’indomani. Da quel giorno Tito smise di preoccuparsi quando mamma e papà andavano alla ricerca di cibo, qualsiasi cosa fosse accaduta lui aveva la minuscola pulce a fargli compagnia.

Grazie maestra Greta!