Intervista della V classe all’autrice Marina Migliavacca

In V classe il programma di storia prevede lo studio delle antiche civiltà indiana, egizia e greca. I libri di lettura sono scelti dall’insegnante con l’intento di accompagnare il percorso didattico-pedagogico con immagini, ambientazioni e ricostruzioni storiche appropriate che arricchiscano di dettagli e atmosfere quanto fatto durante l’epoca di storia in classe.

La scelta dei testi non è sempre semplice perché, malgrado la letteratura destinata all’infanzia e ai ragazzi sia molto prolifica, non sempre la ricostruzione storica è accurata o le immagini non preponderanti o di qualità non fumettistica.

Così capita, talvolta, di optare per libri ahinoi non più editi, di mettersi alla ricerca di rimanenze di magazzino, di cercare nel mercato dell’usato o di contattare l’editore.

Quando la maestra Paola ha chiesto a noi mamme del gruppo biblioteca aiuto per provare a cercare un libro che aveva letto anni addietro, dal titolo Il segreto di Marai, ambientato nell’antico Egitto, ci siamo subito attivate e l’editore ci ha messo in contatto con l’autrice che ci ha inviato una copia omaggio.

Nel corso dello scambio di email con la scrittrice è emersa la possibilità di realizzare un incontro con gli alunni della V classe che avrebbero potuto conoscerla cogliendo l’occasione della sua permanenza a Bologna durante la fiera del libro.

Purtroppo non siamo riusciti a realizzare questo incontro perché la scrittrice ha avuto dei contrattempi e non è poi venuta a Bologna, ma la maestra Paola le ha girato le domande e le curiosità dei bambini.

Ne è venuta fuori una bella intervista che vi proponiamo.

Domande della V classe alla scrittrice Marina Migliavacca

Milano, 11 maggio 2018

Domande personali:

  • Quando hai capito che potevi diventare scrittrice?
  • È capitato presto: ho cominciato a leggere e a scrivere a poco più di tre anni e i libri sono presto diventati degli amici. Ma mi rendevo conto che non sempre quel che leggevo mi piaceva, allora avevo voglia di cambiare la storia e provavo a riscriverne dei pezzi, a modificare un personaggio, a rifare un finale… poi alle elementari i primi temi sono diventati dei racconti.

  • Ti piace il tuo lavoro?
  • Non ho fatto solo la scrittrice di romanzi, nella vita, anche se sono stata sempre scrittrice, in contemporanea con altre cose che ho fatto e che faccio: ho lavorato dentro delle grandi aziende come direttore editoriale, ho diretto dei giornali perché faccio anche la giornalista. Tutti i lavori sono bellissimi, in realtà, e mi interessano tutti. Quando mio padre è venuto a mancare ero molto giovane e intanto che frequentavo il liceo lavoravo. Sono stata commessa, ho aperto edicole alle cinque del mattino, ho disegnato biglietti di auguri, e ogni attività mi ha regalato qualcosa, ha costituito una briciola di quello che poi sono diventata. Scrivere è senz’altro la cosa che mi piace di più, anche se dipende da che cosa scrivi. Lo scrittore di professione non sempre sceglie che cosa scrivere: se fai il giornalista, per esempio, ti commissionano dei pezzi su certi argomenti, e tu li devi scrivere, un po’ come quando a scuola ti danno da fare un tema. Non sempre l’argomento ti entusiasma, ma praticare la scrittura è comunque sempre un divertimento, per il modo in cui lo fai, per la scelta delle parole, per lo stile che decidi di usare.

  • Quanti anni hai?
  • Più di quanti immaginate…

  • Sei sposata?
  • Da 35 anni con un ingegnere che si chiama Lorenzo. Adesso, se siete bravi in matematica, sapendo che prima di sposarmi mi sono laureata, potete cominciare ad azzardare ipotesi sulla mia età che non vi ho detto!

  • Hai figli?
  • Una figlia che si chiama Viviana, come la fata del lago del ciclo di re Artù. Fatevi raccontare la storia della vostra maestra, è bellissima!

  • Qual è la tua civiltà arcaica preferita?
  • Difficile scegliere! Sto scrivendo un libro ambientato in epoca prenuragica in Sardegna e sono molto immersa nella vita di queste tribù dedite al culto delle acque. Diciamo che in questo periodo ho un debole per questi antichissimi sardi che praticavano una forma di pugilato rituale (che in realtà era un tipo di lotta come un’arte marziale), marchiavano i loro grandi pani con una sorta di stemma di famiglia e vivevano in sintonia con la natura meravigliosa della loro isola.

  • Quando hai cominciato a fare la scrittrice?
  • Ho cominciato col giornalino di classe della prima media. Il mio primo romanzo a puntate era di fantascienza e si intitolava L’asteroide viola. Raccontava di un equipaggio di astronauti che scende su un pianeta rimasto all’età della pietra.

  • Scrivi anche di notte?
  • Oh, sì! Quando sto finendo una stesura vado avanti fino alla mattina. Non è molto sano, non è molto raccomandabile, ma ti prende una foga che non controlli più di tanto, le parole si affollano e vogliono essere messe sulla carta. Comandano loro!

  • Quando ti viene l’ispirazione, scrivi subito o ti prepari degli appunti per poi trascriverli in un testo organico successivamente?
  • Dipende dalla circostanza, ma la scrittura è difficilmente di getto. Ti viene un’idea, tu la elabori e la strutturi. Non puoi metterti a scrivere un romanzo senza prima averne elaborato una trama dettagliata, suddivisa per capitoli, o senza aver creato delle schede che descrivono ciascun personaggio.

  • Qual è l’ambiente che ti dà le ispirazioni per scrivere?
  • Le ispirazioni le trovi ovunque, in un castello, in un supermercato, alla pompa di benzina, al pronto soccorso… è la vita! Quando poi ti metti a scrivere, l’ambiente intorno non importa più, tu sei in un altro mondo, puoi trovarti a casa, in redazione, al bar… molti grandi scrittori hanno messo giù i loro capolavori in posti bizzarri, perché probabilmente non aveva alcuna importanza dove si trovavano: il rapporto è fra te e il foglio di carta, quel che sta intorno sbiadisce.

  • Hai parenti che fanno gli scrittori?
  • No, tanti amici, però.

  • Quando scrivi un libro cosa provi?
  • Ci sono delle fasi nella scrittura: una di ricerca e di approfondimento e una di stesura. Prima ti informi, studi la cosa che vuoi raccontare, e poi la racconti. La fase di ricerca è appassionante, bellissima. Ma anche la fase di stesura è un po’ magica. Sei eccitato, felice, anche un po’ timoroso perché vuoi fare una cosa bella, e mentre scrivi e partecipi delle emozioni che si susseguono, piangi o ridi a seconda di quel che capita nel libro.

  • Hai altre passioni oltre alla scrittura?
  • Sono un’appassionata storica e linguista, faccio la traduttrice, mi piace il cinema, la storia dell’arte, seguo molto le tradizioni popolari e adoro l’enigmistica.

  • Preferisci leggere o scrivere libri?
  • Leggo molto volentieri libri che mi piacciono, senza costringermi ad arrivare in fondo a storie che non mi prendono. In certi momenti il piacere della lettura e quello della scrittura si equivalgono. Non riesco a stare senza leggere e non riesco a stare senza scrivere.

  • Dove scrivi di solito?
  • Nel mio studio.

  • Hai degli animali?
  • Vivo in una grande città e faccio una vita movimentata, non vorrei far soffrire nessuno, quindi no. Un giorno, chissà…

  • Quale è la tua pianta preferita?
  • Gli alberi sono tutti bellissimi, ma li adoro quando sono fioriti, in primavera. Avete mai visto un ciliegio fiorito?

  • Dove vivi?
  • A Milano.

  • Quali sport pratichi?
  • Assalto alla metropolitana, maratona del supermercato, decathlon delle pulizie di casa, asse d’equilibrio dei tacchi alti, gara di resistenza della visita ai musei, corsa piana del “sono rimasta senza benzina”.

  • Conosci la scuola steineriana?
  • Rudolf Steiner era un genio, e pensare che suo padre lo voleva ingegnere!

Domande sul lavoro di scrittore:

  • Qual è stato il primo libro che hai scritto?
  • Un romanzo dal titolo l’Asteroide viola in prima media, e subito dopo un altro che si intitolava L’orchidea della giustizia e raccontava di una ragazza che era una specie di Zorro al femminile.

  • A quanti anni hai pubblicato il primo libro, qual è il titolo?
  • Avevo vent’anni, era un romanzo storico ambientato in epoca napoleonica e si intitolava Marianna, mon amour. Subito dopo ho scritto il Romanzo di Lady Oscar, basato sui copioni del cartone animato giapponese.

  • Quanti libri hai scritto?
  • Una quarantina. Molti con pseudonimo.

  • Quali sono i titoli degli altri libri che hai scritto oltre a Il segreto di Marai?
  • Vi annoierei a morte, una lista lunga… ve ne cito qualcuno, magari tra i più recenti. Non scrivo solo per ragazzi, anche per gli adulti. I titoli dicono poco, per i ragazzi ho scritto una biografia di Marie Curie, un libro ambientato durante le Crociate, un altro che parla del popolo dei Celti… l’ultimo titolo di pochi mesi fa è per i grandi e racconta la storia vera di Christopher Robin Milne, il bambino che si vede nelle avventure di Winnie the Pooh.

  • Come si inizia a scrivere un libro?
  • Devi avere un’idea, una storia, una cosa da raccontare. E molta voglia di farlo, altrimenti ti inventi mille scuse e non lo fai. Sapeste quanta gente incontro che mi dice: avrei voluto scrivere anch’io, ma… il lavoro, i figli, il freddo, il caldo… la vita è fatta così, non ti permette di isolarti in una torre d’avorio, ma se vuoi scrivi, se non vuoi no. Dipende da quanto ti piace farlo, da quanto ti sembra che ne valga la pena, da quanto pensi che dovendo scegliere tra la scrittura e un’altra attività privilegi quella.

  • Scrivi direttamente al PC o prima su carta a mano?
  • Prendo spesso appunti a mano, ma quando vai in fase di stesura scrivere a mano diventa molto scomodo. Ho una specie di deformazione del dito medio della mano destra, dove appoggia la penna. Romanzi di 300, 400 pagine li scrivi a computer, per forza. Una volta c’era qualche snob che usava una segretaria e dettava, adesso potresti dettare a un software, ma è molto più difficile, la dettatura rispetto alla scrittura diretta impedisce di “sentire” come viene la frase.

  • Come funziona la redazione?
  • La redazione nel senso di stesura o la redazione del senso di ufficio dove stanno i redattori? Nel senso di stesura, come raccontavo prima, prima metti giù la struttura del tuo libro, lo schema, diciamo, con un indice di quello che ci vuoi mettere dentro, e poi passi alla fase di stesura. Nel senso di ufficio, dopo che hai finito di scrivere cerchi un editore che te lo pubblichi e se lo trovi questo libro viene consegnato a una redazione che lo prepara per la stampa, lo impagina, ci mette i numerini, prepara la copertina etc.

  • Hai mai scritto un libro con un’altra persona?
  • Sì, con un entomologo, cioè uno scienziato degli insetti, ho scritto un libro sulle zanzare che si intitola Questione di Culex. Basta ridere, culex è il come latino della zanzara! E poi ho appena finito di scrivere la biografia di una ragazza sorda che si chiama Sara e racconta la sua vita di non udente. Si intitola #FacciamociSentire.

  • Mentre scrivi un libro ti sembra di viverlo?
  • Per forza, se non lo vivi non lo senti e non lo scrivi!

  • A quanti anni hai iniziato a scrivere libri per ragazzi?
  • A poco più di vent’anni.

  • Qual è il tuo libro preferito fra quelli che hai scritto?
  • È sempre il prossimo…

  • Qual è il libro più lungo che abbia mai scritto?
  • Forse un romanzo storico che racconta la storia di un personaggio famoso del Seicento che si chiamava Virginia de Leyva, la Monaca di Monza. Gli atti del suo processo, sui quali ho basato la mia storia, erano quasi 1000 pagine, e il mio romanzo arrivava a 400 e passa.

  • Hai mai scritto un libro ambientato in Grecia?
  • Un libro no, dei racconti sì. Ma Grecia moderna.

  • Hai mai fatto dei libri illustrati?
  • Scritti da me no, ma ne ho tradotti. E ho fatto anche sceneggiature di fumetti.

  • Scrivi anche libri fantasy?
  • Ne sto scrivendo uno ambientato in Sardegna, ne accennavo prima.

  • Scrivi anche poesie?
  • Solo per uso privato.

  • Trovi soddisfazione a leggere un tuo libro?
  • Ah, è molto divertente, soprattutto a distanza di anni…

  • Attualmente scrivi ancora libri?
  • Più che mai. Ora non faccio più il direttore editoriale in azienda, quindi mi dedico al giornalismo, alla scrittura e alla ricerca storica.

Domande sul libro Il segreto di Marai:

  • A quanti anni hai scritto “Il segreto di Marai”?
  • Poco più di venti.

  • Quanto tempo hai impiegato a scriverlo?
  • Un paio di mesi. Al tempo lavoravo come redattrice in una casa editrice a tempo pieno, ci lavoravo la sera e i weekend. Non c’era il computer, l’ho scritto a macchina, tip tap, tip tap.

  • Sei mai andata in Egitto?
  • Sì, anche se ormai i viaggi possono essere virtuali.

  • I nomi e i personaggi li hai inventati tu o hai preso spunto dalla realtà (facendo ricerche eccetera)?
  • Non si possono inventare delle cose senza tenere conto del contesto storico: quindi si fa ricerca su tutto, se si vuole scrivere un libro credibile, a partire dai nomi.

  • Perché hai dedicato questo libro a tua madre?
  • Perché lei ha creduto molto in me. Abbiamo avuto un rapporto molto stretto, soprattutto dopo che è morto mio padre e siamo rimaste noi due sole.

  • Qual è stata l’idea che ti ha portato a scrivere questo libro?
  • Mi piaceva la prospettiva di raccontare di due ragazzi nei guai sullo sfondo affascinante dell’Egitto di quel periodo. Poi volevo introdurre il tocco del “dono” di Marai, che ha rischiato di far saltare il mio accordo con l’editore. Non volevano che Marai avesse il dono di spostare gli oggetti, pensavano che ai professori questo aspetto sembrasse magico, poco credibile, respingente, e mi hanno chiesto di riscrivere il libro eliminandolo. Io ero timida, giovane e desiderosa di pubblicare, ma non ce l’ho fatta a cambiare. Ho insistito motivando le mie ragioni, spiegando che era un talento che davvero alcuni hanno, e alla fine loro si sono convinti. Poi il libro ha venduto veramente molto e piace da tanto tempo…

  • Per quale motivo l’hai ambientato in un epoca così antica?
  • Volevo scrivere qualcosa sulle civiltà arcaiche e raccontare qualche verità scomoda sulla civiltà egizia, come per esempio gli squilibri sociali.

  • La stesura di questo libro ti è venuta di getto o man mano?
  • Prima di metterti a fare la stesura devi avere in mente la trama, quindi poi la stesura è fluida.

  • È una storia vera?
  • È ispirato a due o tre diverse storie vere, con personaggi storici mescolati a personaggi d’invenzione.

  • Perché hai chiamato la protagonista “Marai”?
  • Il nome aveva un suono sufficientemente egizio e mi aveva colpito il fatto che somigliasse al mio: Marina.

  • Che voto daresti al libro, da 1 a 10?
  • Con questo libro ho vinto un premio letterario, mi ha dato tante soddisfazioni, mi ha permesso di entrare in contatto con ragazzi in gamba come voi e con insegnanti che vivono il mestiere come una vocazione, per cui darei un bel 7+. Ma non conta il voto che darei io, conta il voto che date voi: se questo libro vi ha fatto divertire, commuovere e pensare, se vi ha fatto venire voglia di saperne di più e ha suscitato la vostra curiosità, non solo per l’argomento che tratta ma per tutto quello che sta intorno, allora ne è valsa la pena. E a giudicare dalle bellissime domande che avete fatto, non solo sull’Egitto ma sul mondo dei libri,  sembra che la magia della parola abbia funzionato…

Grazie a Marina Migliavacca.

Marina Migliavacca è milanese, laureata in storia, ex manager editoriale, è giornalista pubblicista, traduttrice e sceneggiatrice, autrice di libri di narrativa per ragazzi, di biografie e di romanzi per adulti.

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