Pubblichiamo con piacere in queste pagine i pensieri di una mamma che colgono con semplicità le tante cose belle che la nostra comunità educante esprime anche nell’impetuosità dei marosi…

Uno ‘scatto fotografico’ denso di amore e poesia.

Come ogni giorno parcheggio l’auto al sole e, nell’attesa che escano i figli da scuola, osservo cosa succede al campone.
È una meraviglia guardare come i più piccoli, già fuori da scuola, costruiscano capanne e si arrampichino tra i rami.
A volte si formano gruppetti di tre, quattro bambini per volta, che raccolgono erbe o foglie o fiori, in base alla stagione, e se si prova ad ascoltarli puoi trovarli concentrati nelle conversazioni più profonde. Mi domando quante storie abbiano ascoltato quegli enormi alberi che separano il campone dal resto del mondo.
Ci sono i ragazzini più grandi che sopraggiungono, ridono felici, con gli occhi pieni di gioia per la vita che li sta crescendo.
Ci sono le mamme che si scambiano ricette e forze per tenere su casa, figli e, chi ce l’ha, il lavoro.
Ci sono i papà che, fugacemente, godono per un attimo dello stare all’aria aperta, finalmente lontani da uffici e luoghi di lavoro e i nonni, che dai loro seggiolini controllano i nipoti, e ricordano i tempi andati.
È tutto un mondo quello che mi si offre alla vista. Generazioni che si intrecciano senza interruzioni, umanità che ritrova, o scopre piano piano, la propria identità, in piena autonomia. Non vi sono regole o schemi, tutto fluisce naturalmente. Sì, naturalmente. Perché fuori dal cancello della scuola si può apprezzare appieno il lavoro che viene svolto all’interno delle classi: insegnare agli individui ad essere innanzitutto sé stessi, ed esserlo in mezzo agli altri.

Una mamma soddisfatta della propria scelta