In queste ultime settimane, mentre procedono senza sosta tutti i preparativi per l’evento del Waldorf 100 a Reggio Emilia, ho avuto spesso l’opportunità di descrivere, in varie sedi, le attività che si stanno svolgendo. Nel farlo, mi sono soffermato a lungo nel descrivere sin nei particolari tutto ciò che la rete dei genitori, la federazione e le associazioni insegnanti stanno portando avanti nei vari ambiti legati alla comunicazione, l’accoglienza, l’allestimento, la promozione, sino all’economia verso quelle aziende sostenitrici che hanno reso possibile questo momento.

Ma sabato 23 febbraio, nel consueto incontro dei referenti della rete delle regioni del Veneto e del Friuli, un genitore mi ha posto la domanda: “Aiutaci a trasferire nella nostra comunità scolastica perché sia importante esserci”. Nel preciso istante in cui ho ascoltato questa domanda, ho compreso con chiarezza che tutto ciò che ho descritto nelle ultime settimane era solo la manifestazione di un qualcosa di molto più grande, che sta prendendo forma su di un altro piano, grazie alla volontà di tanti fra noi che leggeranno questo mio scritto. Nel preciso istante in cui ho ascoltato la domanda, è ricomparsa un’immagine che trovai molti mesi fa, prima che tutto questo avesse inizio, su di un piccolo libro che raccontava la storia del marchio Waldorf e della prima scuola nata a Stoccarda.

Si trattava di una grande foto di gruppo che vedeva Emil Molt insieme ai propri dipendenti sullo sfondo della fabbrica di sigarette Waldorf-Astoria. A quell’epoca le fotografie erano in bianco e nero e la tecnica di stampa prevedeva l’utilizzo dei sali d’argento, cosa che conferiva un’estrema nitidezza di particolari, paragonabile a quella che oggi nel digitale chiamiamo stampa ad alta definizione. Ebbene, osservate quell’immagine, che vi ripropongo in questo mio scritto, incontrate gli sguardi di quelle persone! In quel momento non erano forse del tutto consapevoli di ciò a cui avevano dato vita: alla nascita della prima scuola Waldorf! Nei loro sguardi vedete la loro domanda, di cui Emil Molt si fece portavoce, e che portò quest’uomo ad avvicinare un altro uomo, Rudolf Steiner, il quale fu ben lieto di fornire quegli strumenti conoscitivi a cui solo lui aveva accesso e che avrebbero gettato le fondamenta per la nascita della prima scuola Steiner-Waldorf.

Ora, venendo al nostro evento – la celebrazione del primo centenario a Reggio Emilia (29-30-31 marzo – potrei nuovamente soffermarmi a lungo nel raccontarvi quanto lavoro e quante persone hanno reso possibile la raccolta di finanziamenti verso il mondo delle imprese, di quanti genitori stiano incessantemente lavorando per rendere visibile l’invisibile attraverso colori, immagini e parole che comporranno la comunicazione di questo evento. Oppure delle mostre allestite che potrete trovare all’interno del centro, delle opere dei vari settenni e di tutto il calore che chi donerà il proprio tempo all’accoglienza saprà donarvi con i propri gesti.

Ma ciò che in cuor mio spero accada durante questo nostro convegno, è che ognuno di noi senta con forza dentro di sé il desiderio di esserci per manifestare con decisione la propria scelta, la scelta di questa pedagogia che non si ferma ai nostri figli, ma prosegue nelle nostre case e nelle nostre vite di tutti i giorni. Essere a Reggio Emilia al Waldorf 100 significherà non tanto celebrare cent’anni di storia passata, ma guardare con fiducia ai prossimi cento.

In questo convegno vedo un arco teso, alle cui estremità vi sono insegnanti ed amministratori, vedo un arcier – la forza di tutto il movimento dei genitori – intento nel gesto di tendere con forza questo arco, e vedo nei nostri figli quella freccia scagliata nella giusta direzione, verso un futuro che guarda all’evoluzione di un’umanità migliore, capace di riconoscere l’altro, ascoltarlo, comprendere ciò che può portarci incontro in questa nostra esperienza terrena.

Spero che le sale siano così gremite di genitori ed ospiti, che coloro che avranno la possibilità d’esserci, una volta fatto ritorno, siano ansiosi di raccontare ciò che hanno ascoltato, le domande che sono sorte in loro, il senso di fratellanza che avranno respirato.

Da questo Waldorf 100 tutti noi attingeremo grandi forze interiori che ci consentiranno di affrontare ciò che il futuro ci riserva.

Forse qualcosa non sarà perfetto come lo avremmo voluto, ma la gratitudine che tutto il consiglio della rete, la Federazione e le associazioni degli insegnanti nutrono verso tutti coloro che stanno donando i propri talenti per questo grande evento, non può trovare in questo mio scritto una parola adeguata per ringraziarli uno per uno…

Vi aspettiamo al Waldorf 100 di Reggio Emilia

Stefano Notturno

 

In foto: Emil Molt con i dipendenti della fabbrica di sigarette Waldorf-Astoria

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