Riportiamo la recensione di Giuseppina La Face, musicologa dell’Università di Bologna, uscita su Il Quotidiano Nazionale all’interno della rubrica “Il piacere della lettura”

Da Steiner a Ronner
Bambini, ecco la musica

Stephan Ronner, pedagogista musicale nato a Zurigo nel 1955, insegna a Stoccarda nella Libera università pedagogica Waldorf, che coltiva le concezioni educative di Rudolf Steiner (1861-1925), il promotore austro-elvetico dell’antroposofia e dell’euritmia. Una teoria, questa, che vuole dare accesso ad un mondo spirituale superiore attraverso la conoscenza intellettiva e lo sviluppo interiore.

Molti non la considerano scientifica per la componente esoterismo che la impregna. Al di là di ogni giudizio, giova segnalare la recente versione italiana di un’opera basilare di Ronner, la “Guida pratica all’insegnamento della musica: dalla primaria alle superiori” (Bologna, Associazione per la Pedaggia Steineriana, 2016). Vincenzo Vacante, musicista e pedagogista egli stesso, ne ha curato la traduzione dal tedesco.

Ronner definisce il proprio lavoro come “work in progress” basato sull’esperienza didattica. Dichiara di non aver applicato alla lettera i dettami di Steiner, anzi ne critica a più riprese taluni “slogan antroposofici”. In apertura sottolinea che nell’educazione musicale bisogna “partire dal bambino” e tendere alla formazione di competenze che durino per tutta la vita. Su questa base, nelle 500 pagine del trattato, definisce e commenta il percorso educativo e il piano di studi da attuare dalla prima alla dodicesima classe: essi vanno intesi in maniera libera – non esistono programmi preconfezionati – e nella finalità di sviluppare l’interiorità del soggetto. Melodie “fluide”, canto corale, indi avviamento agli strumenti; ascolto di opere di Bach, Mozart, Schubert, Bartòk, e verbalizzazione scritta delle proprie impressioni; partecipazione all’orchestra di classe; studio dell’armonia e, ai livelli più alti, attenzione ai rapporti tra musica e letteratura, alla musica d’arte contemporanea (Cage, Kurtàg, Messiaen), a rock e jazz. Oltre al “far musica” importa “aprire finestre d’ascolto”, rafforzare la capacità di scelta, creare collegamenti con varie discipline – e con la vita.

Giuseppina La Face, musicologa dell’Università di Bologna

Il Quotidiano Nazionale, 22 Aprile 2017

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