L’anno del re: donare forze per il futuro

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Conferenza a cura di Federica Boiani.

Il sesto anno di vita lo si chiama a pieno diritto l’anno del re.

Nel corso di esso il bambino si sviluppa enormemente, tanto nel capo, quanto nella vita di sentimento. Si sente come un “campione del mondo”, quando è in grado di padroneggiare qualcosa, capacità, questa, che i bambini di 4-5 anni ancora non possiedono, neppure per quanto riguarda l’aspetto motorio.

In tale periodo, in asilo e a casa, il bambino può trasporre nella pratica le facoltà conquistate. Il seienne può aiutare i bambini più piccoli a vestirsi, può spingerli sull’altalena, può arrampicarsi sugli alberi e così via. Nei lavori domestici egli può essere di vero aiuto, in modo del tutto diverso dai più piccini. Tuffo ciò dà al bambino di sei anni la fiducia in sé stesso e ne fa una piccola personalità. I bambini di 4-5 anni si lasciano sempre deviare da nuove sollecitazioni e così dimenticano con facilità ciò che, ancora un attimo prima, volevano fare. Al contrario, il seienne porta fino alla fine il lavoro iniziato. Su di lui si può fare affidamento.

Nei giochi in comune il bambino di sei anni è un vero organizzatore, non solo perché è forse il più vecchio del gruppo, ma anche perché ha acquisito quella sicurezza che è necessaria per organizzare. Padrone e sicuro di se stesso, egli chiarisce le diversità d’opinione tra i bambini più piccoli e le sue decisioni vengono accettate. Sa dare al gioco in comune una certa continuità. I bambini di cinque anni non vengono ancora riconosciuti in quel modo. Nel sesto anno d’età il bambino può già esercitarsi nella comunità, può portare responsabilità, aiutare gli altri, preoccuparsi di loro ed esercitarsi in ulteriori facoltà che, soltanto ora, si sviluppano nella vita di sentimento. Proprio in tale età il bambino può sentirsi come il più grande.

In un asilo in Danimarca si fece il tentativo di separare i seienni dai bambini più giovani, radunandoli in un proprio gruppo. Il risultato tu molto negativo. Quelle forze che essi non potevano più sviluppare insieme ai bambini più piccoli, si manifestarono come improvvisa aggressività e distruttività nel gioco. Il sentimento di essere il più grande, di essere un campione del mondo, che può guidare i più piccini ed aiutarli, non veniva stimolato a sufficienza nel gioco dei soli seienni, che non avevano la possibilità di prendersi cura dei piccoli.

Al suo primo anno di scuola il bambino di sette anni è piccolo, molto piccolo, ma è anche maturo per incominciare di nuovo come piccolo. Ha il coraggio di fare un salto, se per il tempo sufficiente ha potuto essere il più grande. Al loro primo giorno di scuola i bambini di sette anni sono timidi e colmi d’attesa, ma anche di fiducia. Nell’anno che è trascorso avevano potuto essere i più grandi, in asilo e a casa – per un anno avevano potuto essere “re”. Proprio ciò rende maturo il bambino di sette anni, sebbene non sia mai così piccolo e timido come al suo primo giorno di scuola.

Non leviamo ai bambini il loro anno da re, ma lasciamo loro sviluppare in pace le proprie capacità regali: coraggio e fiducia in se stessi, compassione, disponibilità a prestare aiuto ed autonomia

Bibliografia consigliata

La salute del bambino e le doti e gli impedimenti dei bambini di Michaela Gloeckler
Maturità scolare di Jurgen Flinspach
Vita spirituale del presente ed educazione di Rudolf Steiner
Le età evolutive dallinfanzia alla maggiore età di Bernard Lievegoed
Il sano sviluppo dell’essere umano e Antropologia di Rudolf Steiner
Educazione e insegnamento come medicina preventiva – Indicazioni pedagogico-terapeutiche di Rudolf Steiner
Il linguaggio degli scarabocchi di Michaela Strauss

Federica Boiani, medico chirurgo, diplomata al corso di medicina antroposofica. Oltre alla propria formazione accademica, la passione per il mondo dell’infanzia e per la pedagogia steineriana l’hanno portata ad amare due discipline che attualmente studia e mette in pratica con entusiasmo: la chirofonetica e la medicina scolare.