Dal programma culturale

EDUCARE AGLI AFFETTI
Seminare nei primi tre settenni i fondamenti per creare sane e profonde relazioni affettive

di Daniela Iacchelli

Proponiamo in queste pagine la seconda parte dell’estratto della conferenza e del seminario tenuto da Daniela Iacchelli il 17 e il 18 novembre scorso.

La dottoressa Daniela Iacchelli è Psicologa-Psicoterapeuta per adulti e collabora da tempo con la nostra scuola.

Dai 0 ai 7 anni l’esperienza da offrire è quella del “Bene” in tante declinazioni. Tutto passa principalmente attraverso il corpo, quindi trasmettiamo affetto attraverso il tatto e il contatto dello sguardo, della voce, del nostro odore. “Sono qui per te” è ciò che passa nella tenerezza dell’accogliere, contenere nell’abbraccio, nutrire, sostenere, proteggere, consolare. Il senso di sè    ( Io esisto e faccio la differenza) il bambino lo trae da quanto e come “esiste” per l’altro che lo ama. La fiducia nell’altro e l’aspettativa positiva, le forze di venerazione sono generate dal sentire che i grandi “mi vogliono bene e fanno il mio bene” in modo tangibile e per nulla astratto o intellettuale.  Nell’insorgere dell’oppositività dei 2 anni e mezzo, si impara a come ricevere o dare dei No, il bene arriva quando si percepisce che quei No sono “a favore” del mio bene e non “contro” di me. I confini sono necessari ed è importante se vengono sperimentati con saldezza dell’adulto che mette a disposizione le forze del suo Io per stabilire cosa SI e cosa NO, ma con amorevole gentilezza. Il gioco e la fantasia sono il tramite con cui educare affettuosamente anche a ciò che non piace ma è “bene” fare. L’acquisizione di nuove abilità è sostenuta con lo spirito “ti aiuto a fare da te e non da solo. Io sono qui al tuo fianco per sostenerti mentre impari a farlo da te“.

Dai 7 ai 14 anni il fondamento dell’educazione dovrebbe essere il “Bello”, ossia l’Armonia e l’equilibrio tra gli opposti e la capacità di “far Pace”. Le relazioni del bambino devono trovare equilibrio tra chi è nel “nido” e chi è nel “mondo” soprattutto coetanei compagni di scuola o di squadra o gruppo. E’ l’epoca giusta per favorire un sano altruismo in cui l’altro è visto, ascoltato, considerato un valore e un bene prezioso. Importante trasmettere ai bambini il loro proprio valore e il senso della propria dignità nell’impatto con l’egoismo degli altri bambini (soprattutto ora che il fenomeno del bullismo sta così ingrossandosi), ma anche aiutarli a superare il proprio egoismo con pratiche altruistiche di solidarietà, scambio, dono, alleanza. Formativo diventa la pratica dell’apprezzamento e della sana autocritica al momento giusto. Attorno al nono anno è bene favorire il senso di appartenenza alla famiglia con relazioni affettuose e rinforzanti per permettere al piccolo di “atterrare e radicarsi” definitivamente sul pianeta Terra, imparando a contare sugli umani oltre che sul Mondo Spirituale che fino a quel momento sentiva spontaneamente vicino. Nelle discordie e nelle differenze, si può alimentare l’attitudine a “fare pace” chiedendosi “come si porta pace ed armonia qui, nel rispetto di tutti?”, evitando fazioni e schieramenti antagonisti. A tal proposito è fondamentale che anche nei dissidi in famiglia, tra genitori o altri adulti, il bambino possa restare al di fuori di richieste più grandi di lui, ad esempio di schierarsi a favore di un genitore contro l’altro. In generale aiutiamo i bambini proteggendoli da noi stessi, dai nostri moti emozionali adulti, dai nostri bisogni che risulteranno sempre invadenti e troppo grandi per loro.

Negli sport e nei giochi di squadra diventa importante per le relazioni affettive che si giochi con sano spirito agonistico per aiutarsi a superare i propri limiti , ma si rinunci all’antagonismo aggressivo e alla sopraffazione dell'”avversario” o del rivale.

Dai 14 ai 21 anni il valore più importante è la “Verità” e la Coerenza. Il ragazzo apprezzerà soprattutto le relazioni veraci e le persone coerenti. Nutriamolo con sincerità e confidenzialità senza però voler diventare gli “amici”: si resta in posizione di disparità , ma si insegna al ragazzo a condividere sempre più responsabilità affettive nella vita in comune, nel “noi” che è la famiglia e a scambiare livelli sempre più profondi di confidenzialità.

E’ questo il tempo della maturazione sessuale e della relativa identità di genere. L’incontro con l’altro sesso è al centro dei drammi e dei diletti di questa età. . Il corpo torna ad essere al centro delle esperienze, un corpo che abbia valore e sia “sacro”, soggetto e non oggetto. Indispensabile allora un’educazione sentimentale e sessuale adeguata, in cui il padre trasmette cosa pensano,sentono e vogliono gli uomini e la madre fa lo stesso riguardo alle donne. E’ importante trasmettere come “coniugare” piacere del corpo con gioia dell’anima, potenza del desiderio fisico con tenerezza del cuore e  rispetto della volontà e dignità altrui.

Ai maschi sarà di aiuto conoscere il valore e la dignità della tenerezza e della vulnerabilità senza vergogna. Alle femmine il valore della custodia di sè, del saper dire no e del dono sentito di sè quando è il momento “giusto”.

Da questa età in avanti diventerà sempre più appropriato intrattenere conversazioni “d’anima” a partire dal “Sono qui con te” per favorire una narrazione di sè che sappia dare il nome a quell’intrico di emozioni e reazioni viscerali tipiche dell’età, che sia sostegno nel respiro tra introversione ed espansione.  E chiedere :”Come ti senti? Come ti fa sentire quello che accade? Ne possiamo parlare?Ti posso aiutare a fare ordine e a sdrammatizzare grazie alla mia esperienza”.Il tutto dalla posizione di rispetto della privacy del ragazzo e sempre nella posizione di disparità come genitori.

E’ molto facile,  direi garantito, deludere un adolescente nelle sue aspettative idealizzate e ancora molto centrate sul proprio egoismo. Il genitore soffre e nel peggiore dei casi teme questa eventualità. Sentirsi screditato, messo in discussione, accusato indebolisce l’autostima e la sicurezza di stare facendo o aver fatto bene la propria parte di educatore. Sicuramente è l’occasione più preziosa per guardarsi dentro e far crescere l’autocoscienza, per dire qualche importante “mi dispiace, adesso farei meglio”, ma allo stesso tempo è di vitale importanza sopportare di deludere e non cedere ai ricatti affettivi. Anzi, è importante considerare che sarà proprio quella delusione a fare da leva nel ragazzo perchè sviluppi la necessaria spinta volitiva ad uscire dal nido e a costruire il futuro “a modo suo”. Un figlio sempre soddisfatto farà fatica ad uscire dall’abbraccio familiare e cercare altri abbracci. L’importante che il clima di opposizione resti nei limiti del rispetto e dell’affetto reciproco. Sarà anche prezioso trasmettere come elaborare la frustrazione e la delusione: proposte e non solo proteste, apprezzamento e gratitudine per quello che c’è, aprirsi al mondo per cercare nuove soddisfazioni.

 

LE FRASI DELL’AMORE

“Benvenuto”     “Sono qui per te”

“Grazie! Mi fai felice”   “Ringrazia”

“Bravo, ce la fai!” “Stai riuscendo a farlo da te,bravo”

“Ti apprezzo”  “Festeggiamo i tuoi successi”

“Come stai? Ho voglia di sapere di te…”  “Ti dedico il mio tempo per stare io e te”

“Capisco che non ti piaccia (o ti faccia paura), ma sono convinto che sia per il tuo bene e per quello di tutti “

“Troviamo un punto d’incontro”  ” Facciamo la pace”

“Mi dispiace, col tuo aiuto la prossima volta farò meglio”

“Chiedi scusa con rispetto”

“E’ una gioia vedere che stai crescendo e diventi una donna/un uomo”

“Aiutami a comprenderti, dimmi cosa ti fa soffrire/gioire e cercherò di esserti vicino”

” Ascoltati dentro e senti cosa è davvero importante per te”

“Diciamoci quello che ci fa soffrire, per aiutarci a vivere bene insieme”

“Anche se non siamo d’accordo, il mio affetto resta”

“Benedico il tuo futuro fuori dal nostro nido”