Nella storia dell’Italia la scuola ha spesso rivestito un importante ruolo, se si pensa al periodo post-unità essa ha dovuto affrontare problemi fondamentali di formazione dell’unità culturale, umana, linguistica e identitaria della Nazione. Nel periodo del dopo guerra Maestri quali Don Milani, Pier Paolo Pasolini, Leonardo Sciascia e Lucio Mastronardi (per citarne solo alcuni), hanno rappresentato una pedagogia che mirava ad educare anche sul piano civico, maestri-scrittori accomunati dalla passione dell’impegno civile che si trasforma in possibilità di immaginare e costruire un futuro migliore.

Nel messaggio di questi Maestri spicca la centralità del rapporto educatore- allievo, che sappiamo essere fondamentale nella scuola Waldorf dove esiste il maestro unico per tutto il ciclo delle “primarie”, perchè centrale è il rapporto con l’alunno.

In merito alla figura dell’educatore, Don Milani diceva: “ Non bisogna preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola ma di come bisogna essere per potere fare scuola”.

Egli sottolineava inoltre l’importanza di dare spazio alla curiosità e all’inventiva, alla relazione educativa tra maestro e allievo intrisa di amore: la passione del rapporto che rivitalizza l’insegnamento. (Vedi il suo “Lettera ad una professoressa”)

Tra i Maestri che hanno combattuto la loro battaglia pedagogica dai banchi di scuola è da ricordare Gianfranco Zavalloni, pedagogista romagnolo recentemente e prematuramente scomparso, che, nel suo libro ”La pedagogia della lumaca. Siamo nell’epoca senza attesa”, ci ha lasciato una lucida analisi del nostro tempo in cui la scuola, riflettendo le tendenze di buona parte della società, è centrata sul mito della velocità, dell’accelerazione e della competizione, come criterio di selezione al quale i bambini vengono educati fin dai primi anni di vita. Questa impostazione, ci dice Zavalloni, ha delle ripercussioni incredibili nel nostro “modo di vivere”. Non abbiamo cioè più il tempo di “attendere”, vogliamo “tutto e subito”, in tempo reale.
Anche Zavalloni sentiva l’urgenza di intraprendere un nuovo itinerario educativo, dove genitori e insegnanti devono ricominciare a riflettere sul senso del tempo educativo e sulla necessità di adottare strategie didattiche di rallentamento, per una scuola lenta e non violenta.

Dell’importanza della relazione tra educatore e bambino si fanno promotori anche studi scientifici e opere divulgative sul danno causato dalle tecnologie che, con la scusa di connettere il mondo finiscono invece per ingabbiarlo negando il rapporto umano, fatto di empatia e “contatto” autentico.

Così come ci dice Manfred Spitzer, uno dei più rinomati studiosi tedeschi di neuroscienze, nei suoi libri (da Demenza digitale all’ultimo, intitolato Solitudine digitale), stress, perdita di empatia, depressione, disturbi del sonno e dell’attenzione, incapacità di concentrarsi e di riflettere, mancanza di autocontrollo e di forza di volontà sono alcuni degli effetti collaterali dell’indiscriminato uso della tecnologia. I bambini, in particolare quelli che non sanno ancora leggere e scrivere, sono danneggiati nelle loro capacità sensoriali. L’appello che Manfred Spitzer lancia nel suo ultimo libro è di reagire per non lasciare che le nostre vite siano dominate dalle lobby del settore che ogni giorno ci bombardano con messaggi su quanto siano importanti e utili i media digitali, su come rendano intelligenti i giochi al computer, sul fatto che pc e connessioni Internet devono essere a disposizione di ogni studente, che le scuole devono essere dotate di wireless e che le tecnologie informatiche ci garantiranno un futuro perfetto. Spitzer ci invita ad occuparci dell’istruzione dei nostri figli e della loro salute sviluppando le loro capacità critiche, la loro autonomia di giudizio e l’amore per la libertà, da cui nascono il rispetto di se stessi e degli altri, colonne portanti di una sana società civile.
Spitzer sottolinea più volte come nulla può sostituirsi a un genitore che racconta fiabe e ad un insegnante che stabilisce una relazione umana, profonda, con i suoi alunni.

Nulla può, per un corretto sviluppo, quanto avere cura delle abilità motorie e manuali del bambino, accompagnare in modo adeguato la sua curiosità verso il mondo, fargli percepire la passione che gli educatori hanno nei confronti dell’Universo.

Nulla può sostituire l’importanza di sperimentare, stare a contatto con la natura, vivere in accordo con essa e con i suoi ritmi. Così come è fondamentale rivolgersi alle forze di sentimento del bambino e averne cura.

Nelle scuole Waldorf i bambini lavorano sin dall’asilo con la lana, giocano con giocattoli semplici, in legno, non strutturati, hanno modo di trasformare una panca in uno scivolo, una scopa in un destriero, modellano con il calore delle loro manine la cera pura, vivono in un ambiente dove i materiali, gli arredi, i colori, la pittura, la musica, il lavoro manuale, l’espressione corporea hanno una grande importanza, perchè sono anch’esse nutrimento per l’anima in crescita. Imparano a rivolgere un sentimento di devozione e riconoscenza nei confronti del Creato.

Steiner ci insegna che l’uomo non è un semplice spettatore del mondo, è il teatro nel quale si svolgono sempre di nuovo i grandi avvenimenti cosmici, la vita animica dell’uomo è la scena sulla quale si svolge il divenire del mondo. Egli ci ha insegnato che, quando si vuole educare, bisogna lavorare con ciò che si svolge nelle profondità della natura umana, occorre conoscere l’uomo in quanto essere volitivo . Per progredire nell’educazione bisogna basarsi sulle profondità dell’anima e il legame animico tra l’insegnante e l’allievo nell’età scolare è la cosa più importante in assoluto.

Come possiamo avere un buon influsso sulla natura di sentimento del bambino?

Il metodo giusto, secondo Rudolf Steiner,non sta nel dare al bambino ammonimenti, regole morali ecc… ma nel dirigere la sua attenzione su qualcosa che possa destare in lui il sentimento di ciò che è giusto, e nel farglielo poi ripetere, finchè diventi un’abitudine.
La ripetizione agisce potentemente sulla volontà così come l’arte porta sempre nuova gioia. Ecco perchè l’elemento artistico è importante nella pedagogia Waldorf.

Nell’età scolare il sistema ritmico è particolarmente impegnato. Così abbiamo, nella natura umana, da una parte il sistema neurosensoriale (I settennio), dall’altra il sistema del ricambio e del movimento (III settennio) e in mezzo sta il sistema ritmico (II settennio). Vedi La prassi pedagogica e l’educazione del bambino e del ragazzo (Opera Omnia 306) e Arte dell’educazione vol. I Antropologia (Opera Omnia 293)

L’essere umano si desta alla vita intellettuale solo con la maturità scolare ma prima deve subentrare un agire, quello dell’educatore, che dà personalmente l’esempio, come dice anche Don Milani, testimoniando con il suo essere.

L’educatore è davvero un artista, naviga a vista, partendo da una profonda conoscenza dell’essere umano, si interroga continuamente, sperimenta, è curioso del mondo, è inter-essato ad esso (dal latino : essere dentro, partecipare) ed instaura una relazione di sentimento con l’alunno mettendolo in collegamento con il mondo circostante, facendosi promotore di una relazione tra il bambino in crescita e la sua propria interiorità.

di Fabiola Cinzia Limuti per il gruppo biblioteca

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