Il significato delle parole
di Giancarlo Curatolo genitore della scuola Maria Garagnani

Risveglio

Sul dizionario Treccani la parola risveglio, oltre al significato letterale ed all’etimologia, ha anche un significato in senso figurato:

“Il riscuotersi e riprendersi da uno stato di letargo o torpore, di inerzia o abbandono, di passività o inattività”.

Nel ricercare il significato di questa parola ho anche trovato  che “… può implicare dolorosa sorpresa nel contatto con la realtà (improvviso r. da un’illusione ), ripresa vivace di un desiderio o di un impulso (r. dell’appetito, della gelosia ), rinnovata forza morale o fervore di attività, dopo lunga inerzia” .

Il risveglio è questo: l’abbandono dello stato di incoscienza e il ritrovare me stesso. Con il risveglio la mia percezione cambia, sono a pieno contatto con la realtà e con ciò che mi circonda.

La mia vita mi dà la possibilità di interagire, di partecipare attivamente e definire la direzione da seguire.

Il risveglio che possiamo intendere noi educatori prende spunto da una nuova esigenza di interazione, a partire da noi che abbiamo bisogno di autoeducarci, per poi dialogare con i nostri figli e chi ci circonda.

I figli ci chiedono di uscire dal nostro stato di incoscienza, di essere desti nella verità e nella libertà,  di svegliarci e di rispondere alla loro domanda di essere accompagnati.

Certo, possiamo anche decidere di continuare a dormire, ma loro forse non ci aspetteranno e perderemo, dunque, la possibilità di essere accompagnati.

Ma chi è che accompagna?

Come si può rispondere a questa domanda?

Sembra evidente e scontato che siamo noi ad accompagnare loro nel cammino della crescita, dello sviluppo alla conquista del mondo, ed a volte siamo titubanti nella presa di coscienza del nostro ruolo, ci ritroviamo quasi indecisi…  

Ma in realtà loro ci accompagnano nel raggiungimento di una maturità diversa che ci fa comprendere che noi abbiamo bisogno di essere accompagnati tanto quanto loro.

E lo fanno quotidianamente senza chiedercelo e senza chiederselo, lo fanno e basta!

Il ruolo di educatori ci chiama ad un risveglio quotidiano senza pause che, se da un lato ci sembra un compito difficile da espletare, dall’altro ci riserva grosse opportunità di crescita.

Tante volte in questa scuola ci viene detto che i figli ci scelgono perché hanno bisogno proprio di noi per realizzare questa incarnazione, ma nel momento in cui lo fanno e arrivano, da un lato si affidano a noi, dall’altro ci prendono per mano invitandoci all’autoeducazione.

È come se scegliessero noi non solo per realizzare qualcosa per sé, per l’evoluzione della propria anima, ma per darci l’occasione per lavorare su noi stessi.

I figli sono un grande dono per il nostro risveglio!

Dobbiamo prenderci il tempo di ascoltare la nostra voce interiore, fare spazio, liberarci dai mille orpelli di ogni giorno, dai condizionamenti, dalle sovrastrutture che pongono limiti alla nostra evoluzione, e fare tesoro di quello che ci sta capitando, viverlo appieno, attivamente, nel lavoro individuale e in quello sociale.